Ma l'approvare il falso invece del vero al fine di sbagliare contro il proprio volere e il non poter frenare le azioni passionali a causa della resistenza e della sofferenza che impone il legame carnale, non è la natura dell'uomo come è stato creato, ma la pena dell'uomo condannato.
Mentre, quando noi parliamo della libera volontà di agire secondo rettitudine, parliamo evidentemente di quella con la quale l'uomo è stato creato.
Qui si presenta quella questione che degli uomini chiacchieroni hanno l'abitudine di agire fra di loro, i quali sono pronti ad accusare dei loro peccati un altro piuttosto che se stessi. Dicono: "se Adamo ed Eva hanno peccato, che cosa abbiamo fatto noi miserabili per nascere nella cecità dell'ignoranza ed i tormenti della difficoltà, per sbagliare anzitutto nel non sapere cosa avremmo dovuto fare, e in seguito, quando i comandamenti della giustizia cominciano ad aprirsi a noi, per volerli compiere ed esserne incapaci, perchè trattenuti da non so quale vincolo della concupiscenza carnale"? Ad essi si risponde brevemente, perchè tacciano e smettano di mormorare contro Dio. Forse si lamenterebbero giustamente infatti se non esistesse nessun uomo vincitore dell'errore e della passione. Ma poichè dovunque è presente un Dio che, in molteplici modi, attraverso la creazione, chiama a sè, padrone, il servitore che si è allontanato da lui, per istruirlo se crede, per consolarlo se spera, per esortarlo se lo ama, per aiutarlo se si sforza, per esaudirlo se lo prega, - non ti si imputa a colpa il fatto che tu ignori malgrado il tuo volere, ma che trascuri di cercare ciò che ignori: e neppure ti si imputa a colpa di non fasciare le tue membra ferite, ma di disprezzare colui che vuole guarirle; questi sono i tuoi peccati propri. Infatti a nessun uomo sono stati tolti la conoscenza dell'utilità di cercare ciò che non c'è utilità ad ignorare e il dovere di confessare umilmente la propria debolezza, affinchè a colui che cerca e che confessa sia assicurato l'aiuto di colui che, nel soccorrere, nè sbaglia nè fatica.
In effetti, le azioni cattive che si compiono per ignoranza e quelle buone che pur volendo non si possono compiere, si chiamano peccati, perchè traggono origine dal primo peccato della libera volontà; questo infatti come antecedente ha meritato quelle conseguenze.
Così anche la parola natura la intendiamo diversamente quando parliamo propriamente della natura dell'uomo, nella quale egli è stato primitivamente creato senza colpa nel proprio genere, e diversamente quando parliamo di questa nella quale, in seguito alla pena subita dal primo uomo condannato, nasciamo mortali, ignoranti e soggetti alla carne; ed è in quest'ultimo senso che l'Apostolo dice: "Siamo stati infatti anche noi naturalmente figli dell'ira, come tutti gli altri".
Maria Grazia Fida
Pedagogista e scrittrice
In effetti, le azioni cattive che si compiono per ignoranza e quelle buone che pur volendo non si possono compiere, si chiamano peccati, perchè traggono origine dal primo peccato della libera volontà; questo infatti come antecedente ha meritato quelle conseguenze.
Così anche la parola natura la intendiamo diversamente quando parliamo propriamente della natura dell'uomo, nella quale egli è stato primitivamente creato senza colpa nel proprio genere, e diversamente quando parliamo di questa nella quale, in seguito alla pena subita dal primo uomo condannato, nasciamo mortali, ignoranti e soggetti alla carne; ed è in quest'ultimo senso che l'Apostolo dice: "Siamo stati infatti anche noi naturalmente figli dell'ira, come tutti gli altri".
Maria Grazia Fida
Pedagogista e scrittrice